Ho visto e viaggiato

marcialis

art@Renato Marcialis

§

Ora che la cucina
ha raccolto le onde grigie del mare del Nord
il loro manto esplode
a lenire la luce
Ora che qui
è passato un colle
alto ed erboso
sostando
fra le mura e il cielo
ho visto e viaggiato
molto più del solito
Quando rassetto
Piego i panni del Devon
Le lenzuola scozzesi
ruvide come ogni cosa là
Le gonne d’Irlanda
volanti sul vetro
Cardigan di lana
e pecore di altura
Nel rosso vivo
Nel verde bruno di scavi
e pozzanghere
di Reykjavik
Oltre me si innesca
un volto d’aria
mentre cammino
a passo svelto per
le stradine irte di Haworth

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Vedrò

occhi

 

*

Quando cadrò

dall’alto di quella intemperia

ribollendo di sale e sabbia rosa

come il pegno d’amore di un cigno

arruffato

vedrò le anse d’acqua ristoro e pace

ledere l’ultimo secco tremore

di velo spaccato

all’orizzonte come scia bluastra

e vedrò

le iniziali riflesse

dal cuore mio al tuo distanti

e poi allacciate in braccia (s)coperte

Vedrò

le montagne di roccia brulla

restare

affrante al piede di una rondine

nel volo disfatto da grida

solide di gazze ascese

come eserciti d’armi al bosco

Vedrò

l’(in)finito trasmigrare del legno al nòcciolo

duro di ricami a(semici)

burlarsi del tempo

dello scintillio e del torpore

infilando collane

al mio collo allungato di grazia

 

one shilling & six pence

andreakiss

art@Andrea Kiss

 

Il lavoro dell’erba

l’invivibile agguato e le stagioni

dell’invasione barbara il luccichio

solo la lama tesa si sfregia

sul collo e il cuore

one shilling & six pence

si paga solo quello

per entrare

nel girone della giostra più sola

Davanti al posto vuoto le vuote sillabe

Credimi se ti dico che ardo

Credimi se ti dico che il bosco avvampa

nelle braccia tese dell’inedia

come spargere frutti martiri all’addiaccio

della neve e cadere

per sempre nel loro colore rosso di ieri

che non muta abbastanza

nascosto dalle gialle ginestre del campo

one shilling & six pence please

Sono approssimata

garybunt

art@Gary Bunt

§

Sono approssimata
in lunghi pastrani
e capelli di rame lucido
ringhi di forza
suppellettili inutili
una cucina sbiadita e quattro rose
in volo verso l’aria
di un mattino sbieco
Anche le ali si sono arrese
oltre le scapole si vendono
per poche parole buone e
il getto di occhi si ferma inconcludente
ora
che le maniere non sono più necessarie
i grandi discorsi forzano le poesie
i muri e le anatomie
guardando il sole mi rifaccio
alle spese mai saldate e ai ritardi
Ho avuto da fare negli ultimi anni
ho mangiato poco
camminato poco
amato poco
Ho vissuto le memorie di ciliegio
in aprile
le foglie di fico invisibili
i morti e i ritardi
Vengo qui ogni giorno per ricordarmi
quanto pane comprare e quante bugie dire
se non a me almeno al mio doppio
quello che crede ancora vivrò di parole
di immaginifico cemento dove
i sassi si sono appiattiti
le onde calcificate
in questo rammarico
E mi preparo un tè
dormendo ancora e sapendo che
le ore passeranno spingendo travagli e schiume
portate dalla notte su un letto scomodo

(il mare, dov’è il mare?)

Pioggia

raingif1

di quelle cose che brillano
le ali scosse d’acqua ai bordi
luminescenze esterrefatte d’aria
coste
mari
lacrime
le vite sovrapposte di stupore
regnano imperterrite le scorie
rilasciate dalla terra che brucia
negli occhi la visione del tenero
l’impronta della mano aperta sull’iride
come l’acqua che lava
giù nel fondo appeso
e mite del giorno
dovrete prendermi e scuotermi
oggi sto nella goccia più piccola

Della mano cucchiaio

tombackshow

art@Tom Bagshaw

*

 

Di ogni volta che intrapresi

viaggi uterini e discolpe terrene

s’infilzarono dritte nel palmo

della mano cucchiaio

di ferite

e così seguirono come uccelli del nord

terze pestilenze

quarte di poco credere nel me

come fossi senza sangue per crescere un bimbo

nato per gioire

quinte di sipario netto e nero con grigi sfondi

aperti per occultare strazi

seste immagini di sante

e acque miracolose

luci

benedizioni

assenze

epifanie

settime note appoggiate a scalzi

piedistalli

incerti violini e archi

Ora si vedranno le luci da lontano

le stesse scie cosmiche dell’imbrunire oltre

il destino a forma di nube sferica

Ancora sola non credo

a ciò che vedo da qui

(il deserto abbonda, svanendo oltre le siepi di spine)

Di queste cose silenti

dress

 

*

Di queste cose silenti

imprigionate

nelle bacche rosse

le luci

smorte di un’alba

profonda di neve ancora

al di là da venire

E resti cristalli di nebbia

distratti

al raggio di sole perduto

miracoli e ghiaccio

misteri risolti

sciolti nel fumo di gelo

silenzio ammorba

il piccolo podere

La fiducia che torna

e la sua testa ciondola

rattrista senza più colpire

Occhi che sanno splendere

ricominciano ad aprirsi

Neve ai bordi

sui tetti

sul mio tavolo addobbato

§

[imprigionate

le luci

al di là da venire

distratti

miracoli e ghiaccio

silenzio ammorba

e la sua testa ciondola

sul mio tavolo addobbato]