Come gazzelle

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Della mano cucchiaio

tombackshow

art@Tom Bagshaw

*

 

Di ogni volta che intrapresi

viaggi uterini e discolpe terrene

s’infilzarono dritte nel palmo

della mano cucchiaio

di ferite

e così seguirono come uccelli del nord

terze pestilenze

quarte di poco credere nel me

come fossi senza sangue per crescere un bimbo

nato per gioire

quinte di sipario netto e nero con grigi sfondi

aperti per occultare strazi

seste immagini di sante

e acque miracolose

luci

benedizioni

assenze

epifanie

settime note appoggiate a scalzi

piedistalli

incerti violini e archi

Ora si vedranno le luci da lontano

le stesse scie cosmiche dell’imbrunire oltre

il destino a forma di nube sferica

Ancora sola non credo

a ciò che vedo da qui

(il deserto abbonda, svanendo oltre le siepi di spine)

Di queste cose silenti

dress

 

*

Di queste cose silenti

imprigionate

nelle bacche rosse

le luci

smorte di un’alba

profonda di neve ancora

al di là da venire

E resti cristalli di nebbia

distratti

al raggio di sole perduto

miracoli e ghiaccio

misteri risolti

sciolti nel fumo di gelo

silenzio ammorba

il piccolo podere

La fiducia che torna

e la sua testa ciondola

rattrista senza più colpire

Occhi che sanno splendere

ricominciano ad aprirsi

Neve ai bordi

sui tetti

sul mio tavolo addobbato

§

[imprigionate

le luci

al di là da venire

distratti

miracoli e ghiaccio

silenzio ammorba

e la sua testa ciondola

sul mio tavolo addobbato]

 

Mi hanno detto che non sono nessuno

EnricoCaccialanza

art@ Enrico Caccialanza

§

Mi hanno detto che non sono nessuno

e che non valgo niente

nemmeno quel tanto che basta per crederci

Mi hanno detto che non farò mai nulla

e che non avrò mai reti colme di pesci da issare

nemmeno quel tanto che basta per sopravvivere

Ho pianto di rabbia

Con le dita dolenti e gli occhi

in fiamme ho ripercorso le strenuità

del mio destino percuotendomi con cilici

e ho inteso una flebile voce trovarsi

contraria

ma piano piano parlava

come brezza nell’erba

e come tormenta di un blizzard notturno

s’inchiodava nel gelo del nulla

Mi hanno detto che la mia occasione

era fortuna di principiante

che non aveva mezzo né forma né sostanza

Ho pestato piedi e pugni

Il gomito duro nello stomaco come una percossa

Ma piano piano una voce remava contro

E diceva che il sole sorge e la luna cala

Ogni giorno

Che il tempo frutta nella perseveranza laboriosa

Nell’intento puro di un tentato sforzo

Nelle logiche presenti in attimi sfruttati

E aperti come melograni

Piano piano ho inteso la voce crescere

in grande luce e andare nelle viscere

pressando il vessare dei triboli

che miei erano e sarebbero stati

ma senza giogo di scherno alcuno

Non v’era parvenza di fiducia e ciò m’asserviva

al dolore

proprio quando in ogni piccola parte di me s’era

espresso il vero desiderio di essere

Allora pensando ai millenari

atavici cerchi d’un eterno ritorno

rilessi le volte che ancora

avrei dovuto spremere lacrime per ciò che ero

per ciò che non riuscivo ad essere

per le volte infinite che pregando avevo domandato

per quelle in cui avevo sofferto e amato

nessuno era chi diceva che non ero nessuno

nessuno era chi non mi aveva conosciuta prima

in vite circolari e remote

nessuno era morto con chi decideva che io lo fossi

La vita era forte in me quanto l’anima antica

le gighe dei passi falsi inasprite dal torto

si levavano ardite

Ero ancora sul podio dei primi senza essere prima

ma sapevo che un giorno avrei alzato la coppa dal centro

e nessuno

nessuno avrebbe mai potuto fermarmi

Piano piano s’era spenta la voce

Ora i gatti s’azzuffavano per strada

ma io sapevo il vero

Di nuovo

Mentre cammino

Art@Federica Nightingale

 

Ora che la cucina
ha raccolto le onde grigie

del mare del Nord

il loro manto esplode

a lenire la luce

Ora che qui
è passato un colle
alto ed erboso
sostando
fra le mura e il cielo
ho visto e viaggiato
molto più del solito
Quando rassetto
Piego i panni del Devon
Le lenzuola scozzesi
ruvide come ogni cosa là
Le gonne d’Irlanda
volanti sul vetro
Cardigan di lana
e pecore di altura
Nel rosso vivo
Nel verde bruno di scavi
e pozzanghere
di Reykjavik
Oltre me si innesca
un volto d’aria
mentre cammino
a passo svelto per
le stradine irte di Haworth

 

Presi a guardare

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Art@Hendrick Kerstens

Presi a guardare
Grosse mani
Nodose insistenze
Lungo le traverse
D’un coro assennato d’oblio
Larga era la cruna da cui
passammo e poi
ancora divisa da due rocce
la vedemmo incrinarsi
Le due rocce baciarono
il sepolcro
mentre il sole ruotava
in un cielo senza ombre
(né nubi oltre la collina)
Gioielli di luce si stemperarono
oltre una piccola chiesa
guarnita di rose e doni
Vivremo assolti
E colmi di neve

E d’amore

Mio solo cuore

 

 

aatarbell

art@Edmund Tarbell

§

 

Chè in un’era glaciale

dinosauri spenti arrancano

oltre le barriere dell’universo

insta(bile)

e sui bastioni di pelle aggrinzita

dimenticano

che le rose fioriscono a getti

nei meandri soli della terra

nel rincorrere rotte

melense

oltre i fiati del mio pendere dal labbro

amato

mio solo cuore e perdono

collo raggrinzito di una fine astratta

e pungente nel petto

Tu che ritorni a scuotere campanelle

e di dentro m’involi al martirio

che le cince rifuggono

Lasciami andare

Il mio fiore è seccato